blu di prussia
News 24 novembre 2017

Un mondo di blu

L’Arte non ha mai rifiutato le innovazioni scientifiche e tecniche, se ne è sempre servita per superare se stessa. Nel 1706 un chimico tedesco, tale Johann Jacob Diesbach, per errore creò il Blu di Prussia, il primo blu sintetico della Storia. Una delle prime applicazioni fu poco nobile, servì a colorare le giubbe degli eserciti prussiani e napoleonici, ma i pittori cominciarono ad essere molto attratti da questo blu democratico, che andava a sostituire il regale e fiabesco Blu Oltremare, ottenuto dalla frantumazione del prezioso lapislazzuli e che fu appannaggio di pochi geni che lo utilizzarono per gli imperituri affreschi: Giotto nella Cappella degli Scrovegni, Michelangelo nel Giudizio. Il Blu di Prussia non ama l’affresco, per essere stabile ha bisogno dell’olio e gli Impressionisti lo ricambiarono inventando una nuova pittura. Paradosso: la pittura en plein air si avvalse dei primi colori sintetici, come racconta Renoir con modestia: “Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo”.

Prima degli impressionisti, all’altro capo del mondo, nel 1830, Il grande maestro della pittura e dell’incisione giapponese, Hokusai, a sua volta ispiratore della pittura impressionista, s’innamorò del Blu di Prussia e a Roma in queste settimane, una bella mostra, ci dà modo di ammirarne la raffinata produzione, simboleggiata dall’iconica Onda Blu.

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